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Contributo alla bozza di programma dell'UDC savonese

IL FINANZIAMENTO LOCALE DEL TURISMO

Nell'attuale congiuntura dell'offerta turistica climatico-balneare italiana almeno tre sembrano i fattori più penalizzanti che contribuiscono alla crisi.

Nell'ordine di importanza citerei al riguardo la tutela dell'ambiente, la promozione estera e l'incentivazione del comparto ricettivo, senza dimenticare certamente altre problematiche fondamentali, la cui soluzione però sfugge a possibili interventi locali, quali il carico fiscale, il costo del lavoro, la mobilità, i quali investono direttamente il sistema Italia e che solamente a livello parlamentare possono trovare adeguate soluzioni.

Limitatamente ad uno dei tre fattori succitati, la promozione estera, ritengo che la congiuntura certamente non troppo favorevole del nostro turismo imponga con urgenza la revisioni e la modifica dei meccanismi di finanziamento locale del comparto turistico.

Ciò rientra nella nostra sfera di competenze.

Tralasciando quanto il Governo tramite l'ENIT e gli altri organismi di promozione dell'Italia, quali l'Ice e la Dante Alighieri, sono in grado di promuoverci all'estero, esiste l'assoluta necessità di agire in modo autonomo a sostegno della nostra offerta turistica sul mercato internazionale, soprattutto europeo.

E' noto che ormai da anni i flussi stranieri sono in netto declino ed i maggiori Tour Operator hanno da tempo pressoché cancellate dalle loro brochure le nostre località.

Dobbiamo renderci conto che l'antico appeal della Liguria, e della Riviera in particolare, sta diventando sempre più uno sbiadito ricordo. Siamo divenuti meta apprezzata di fine settimana, più che destinazione di medio/lungo soggiorno.

Si deve quindi agire, ed agire in tempi assai brevi.

Da anni i Comuni non sono più stati in grado di investire nella promozione e praticamente nulla hanno fatto per rendere possibili costruzioni di nuovi esercizi alberghieri.

Le modifiche apportate dalle leggi-quadro nazionali e le iniziative legislative regionali hanno condotto negli anni al deserto istituzionale attuale ed al prosciugamento, pressoché completo, di ogni flusso finanziario riguardante soprattutto la promozione.

Credo si possa tranquillamente parlare di un vero e proprio “scippo” finanziario, perpetrato prima dallo Stato, e poi anche dalle Regioni, ai danni delle disponibilità economiche di cui un tempo i maggiori Centri turistici italiani.

Infatti tutti gli impegni a suo tempo assunti direttamente dallo Stato nel rifondere con mezzi propri le mancate entrate che localmente venivono a mancare a seguito della abolizione dell'imposta di soggiorno e del contributo speciale di cura sono state completamente disattese; un po' come recentemente é accaduto con la sopressione dell'ICI sulla prima casa.

E' ben noto, d'altra parte, che nessuna attività imprenditoriale può ottenere risultati positivi senza il necessario supporto, prima al prodotto, ed immediatamente dopo alla sua commercializzazione. 1

In un tale scenario, deprimente per l'industria turistica, ciascuno ormai procede per tentativi, alcuni assai bizzarri quali i Sistemi Turistici Locali, riassumendo anche provvedimenti che richiamano “antiche” forme di finanziamento, quale l'imposta di soggiorno risuscitata recentemente a Roma.

Sono convinto che non sia conveniente procedere su tale linea che ad alcuni appare adirittura punitiva, ma che invece si debba immaginare una soluzione che unisca il tema della incentivazione dell'industria alberghiera a quello della promozione, entrambi elementi essenziali per fare “vero trurismo”.

In alternativa all'imposta di soggiorno, riattivata peraltro non solo a Roma ma anche in altre prestigiose destinazioni europee e statunitensi, una buona soluzione del problema a mio giudizio potrebbe essere, almeno nei Comuni ad alta valenza turistica che lo desiderano, l'imposizione autonoma da parte del Consiglio Comunale stesso di una tassa di scopo finalizzata al finanziamento del settore turistico.

In tal modo si eviterebbero nuove inutili disquisizioni su chi realmente viene tassato dall'imposta di soggiorno: se il turista oppure il gestore della ricettività, in quanto l'imposta di scopo proposta sarebbe giustamente versata da tutti i contribuenti del Comune quale modesta addizionale all'imposta sul reddito.

Inoltre una parte del gettito dovrebbe essere conferita ad un fondo di rotazione riservato al miglioramento della ricettività alberghiera nelle sue varie accezioni, mentre la rimanente parte dovrebbe finanziare la promozione e la commercializzazione del prodotto locale, specie sul mercato europeo.

Il fondo dovrebbe essere amministrato e gestito,separatamente dal bilancio del Comune, da una ristretta apposita Comissione mista formata da pochi Consiglieri comunali e da rappresentanti degli Operatori turistici.

Una tale soluzione, considerando gli scarsissimi mezzi stanziati al riguardo dal Governo ed assai sovente anche dalle Regioni, mi pare non solo innovativa e meritevole di apprezzamento, ma anche perequativa in quanto tutti i Cittadini del Comune, che direttamente oppure indirettamente traggono benefici dal movimento turistico, concorrerebbero al suo finanziamento.

Ulteriore pregio della proposta consiste nel fare nuovamente chiarezza nella individuazione di quei Comuni per i quali il turismo é essenziale fonte di reddito e di quelli, invece, per cui esso rappresenta solamente una fonte reddituale marginale e residuale.

Oggi al riguardo, specie in molte Regioni, mi sembra regni la più totale, deleteria ed agnostica confusione, che sovente serve solamente a trovare una facile, ma del tutto falsa soluzione ai problemi economici della comunità locali: se vanno in crisi altri comparti economici si dichiara semplicemente che per sopravvivere si può fare turismo.

Così qualsiasi sito viene “per legge” riconosciuto a forte valenza turistica.

Con le conseguenze, poi, che1i tutti possono osservare.

Gennaio 2011 



Giancarlo Garassino