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PROVINCIA SI OPPURE NO

 

Al quesito che viene continuamente posto, ossia SOPPRIMERE O MENO LA PROVINCIA”, non può essere risposto, semplicisticamente, con un sì o con un no’.

 

La risposta deve essere inserita, correttamente, nel ben più ampio contesto riguardante la riforma dell’insieme degli Enti periferici dello Stato.

 

Ad esempio, nella loro forma attuale sono utili le Prefetture, le Camere di Commercio, una buona parte dei Comuni e molti altri organismi?

 

Sono funzionali le Regioni storiche, così come a suo tempo furono definite, oppure devono essere ridisegnate tenendo in maggior considerazione gli interessi economici delle diverse comunità?

 

Le Regioni non devono forse tornare all’origine, limitandosi ad esercitare esclusivamente la loro attività legislativa, modificando profondamente la loro attuale struttura che nel tempo è divenuta sempre più costosa, sempre più macchinosa e sempre più inaccettabilmente burocratica?

 

Personalmente sono del tutto convinto che oggi tra i Comuni e la Regione deve esistere una sede intermedia che coordini e medi le richieste locali in una valutazione organica e complessiva.

 

Tale momento potrebbe chiamarsi sempre Provincia, anche se priva di organi elettivi, retta però da Amministratori eletti all’interno stesso dei Consigli Comunali, oppure potrebbe assumere un nome diverso, come ad esempio

“ Comprensorio”, ma la sede intermedia di coordinamento deve -a mio parere- essere certamente mantenuta.

 

Dobbiamo aggiungere che un’altra esigenza é incontrovertibile: la riforma dello Stato e la necessità di ridurre la spesa pubblica non possono certamente essere identificate e ridotte ad una semplice soppressione dell’Ente Provincia, perché non è da tale riforma che deriveranno le necessarie economie.

 

La tesi soppressoria dell’attuale Provincia può essere condivisa solo nel quadro della riforma complessiva cui prima accennavo.

 

Se così non fosse si tratterebbe di un semplice gioco di prestigio gattopardesco: far credere al cittadino che si cambia e si risparmia per non cambiare che in una minima porzione percentualmente insignificante sulla totalità del problema.

 

Il tutto –mi sembra-  deve quindi essere affrontato complessivamente senza compiere inutili e dannose fughe in avanti che hanno tanto sapore prettamente propagandistico ed elettoralistico.